In questo pagina un approfondimento sulle RD8 che si avvale di un articolo pubblicato sulla rivista quindicinale “RADIOFONIA” N°10 del 31 maggio 1927. Si tratta di un numero con allegata la tavola costruttiva della ultradina Ram RD8 in scala 1:1 con un articolo di 5 pagine firmato dall’ing Ilario Urreani. Di seguito sia la trascrizione di tutto l’articolo che le scansioni delle pagine dello stesso. Il testo esalta e spiega le caratteristiche e le modalità di costruzione della scatola di montaggio Ram Rd8. Nel 1927 la Ramazzotti era già subentrata completamente con il nome RAM (Radio apparecchi Milano) alla Zamburlini che aveva ceduto il ramo costruzione radio all’amico Giuseppe Ramazzotti. Sul N° 3 di “RADIOFONIA” del 15 febbraio 1927 venne pubblicata in 4° di copertina la seguente circolare che sanciva la nascita della Ram il 15 dicembre 1926.

Il modello RD8 era stato prodotto e commercializzato da Zamburlini, infatti si trovano RD8 marcati Zamburlini, Ram, con entrambi i loghi e avvolte con nessuno. Il mobile del primo modello Zamburlini era impiallacciato in mogano mentre gli RD8 costruiti dopo il subentro Ram sono impiallacciati in noce.

Radio Zamburlini RD8 con consolle. Il Mobile nelle Zamburlini è sempre in mogano

Radio RAM RD8. Il mobile delle Ramazzotti è sempre impiallacciato in noce.

In ogni caso il circuito presenta gli stessi componenti. Sia la Ram che il suo predecessore vendevano il kit in scatola di montaggio che conteneva persino i fili già piegati nella forma definitiva. Si poteva così auto costruire un mobile a proprio piacimento dentro il quale divertirsi a cablare il proprio RD8. Ritorniamo adesso all’articolo del 31 maggio del 1927 sulla rivista quindicinale Radiofonia. La tavola costruttiva che vi era allegata è interessante perche è in scala 1:1 . Si tratta di un pieghevole di 8 riquadri che riporta tutti i dettagli di cablaggio e di schema elettrico. Sono persino indicate le misure e il tipo di viti da utilizzare per fissare i componenti al mobile. Evidentemente era il foglio di istruzione che la Ram metteva nelle scatole di montaggio che poi fu dato come allegato alla rivista per ragioni pubblicitarie e didattiche. Ecco cosa riporta testualmente l’articolo:

RADIOFONIA Pag 414
UN “ASSO„ DELLA RICEZIONE:
LA ULTRADINA “RAM”
Se si dovesse semplicemente badare al nome « ultradina », questo apparecchio dovrebbe essere quello « dalla maggior potenza ». Riteniamo invece che questa prerogativa essendo estensibile a non importa quale apparecchio, ove lo si faccia seguire da opportuni e numerosi stadi di amplificazione in bassa frequenza, « ultradina » non è il nome che calzi perfettamente a questo circuito. Il nome di un circuito dovrebbe o semplicemente derivare dal nome dell’inventore, come è avvenuto per il Reinartz, per Cockaday, per il Bourne, o indicare chiaramente e sinteticamente il principio base su cui è fondato, come per il Reflex, la Superreazione o la Supereterodina. Ultradina, invece, è un termine amorfo, che pur volendo “con la sua desinenza rammentare la classe degli apparecchi Supereterodina cui appartiene, l’apparecchio così chiamato non specifica affatto il principio su cui l’apparecchio funziona.

Certamente il sig. R. E. Lecault, inventore del circuito, lo ha voluto semplicemente battezzare con un qualsiasi nome, mentre che, se avesse voluto dargli un nome significativo, ne avrebbe dovuto trovare uno che richiamasse il fenomeno della « ricezione per modulazione » sul quale appunto è basata la ultradina. Abbiamo detto che l’ultradina appartiene alla classe delle supereterodine. E difatti questo circuito ha dicomune con quelle una lampada generatrice di oscillazioni locali, una lampada che raccoglie quelle in arrivo, un complesso che amplifica le frequenze risultanti dalla radiopposizione delle correnti anodiche delle due lampade succitate. Nelle supereterodine avviene una radiopposizione delle onde incidenti con quelle locali, e quindi un eterodinaggio i cui battimenti vengono poi amplificati dall’amplificazione a media frequenza. Nella ultradina invece i segnali in arrivo non fanno altro che « modulare » le oscillazioni provocate localmente dalla lampada oscillatrice. La « lampada modulatrice » – e qui risiede un’altra particolarità del circuito — non ha un diretto potenziale anodico: bensì quello che gli viene fornito dalla griglia della lampada oscillatrice. Le oscillazioni in arrivo, che sono alternativamente positive e negative, agendo sulla griglia della lampada modulatrice, fanno sì che la corrente di placca della stessa, entri in gioco solo per le tensioni positive delle oscillazioni in arrivo :.dal che si comprende come nella ultradina la produzione dei battimenti e la rettificazione è simultanea. La diretta modulazione della corrente anodica con i segnali in arrivo, dà naturalmente all’apparecchio una straordinaria sensibilità : di qui, forse, e non dalla e potenza », deriva la radice « ultra ) del nome del circuito. I battimenti così ottenuti, vengono poi amplificati in media frequenza, rettificati, ed infine amplificati in bassa frequenza. Questa, in brevi e succinte note, la sintesi della ricezione con la ultradina. Veniamo ora alla parte che maggiormente interessa la massa dei radioamatori :La realizzazione. L’apparecchio comporta otto lampade una modulatrice, una oscillatrice, tre amplificatrici a media frequenza,una rettificatrice, due-basse frequenze. Un apposito giuoco di Jacks, consente la ricezione su sei lampade, nel qual caso la settima e l’ottava restano automaticamente interrotte ; su sette, nel qual caso resta spenta la sola ultima lampada; su otto, ed in tal caso restano accese tutte le lampade. Richiamiamo l’attenzione dei radioamatori su questa disposizione, oltremodo utile e molto ingegnosa : essa può essere applicata a non importa quale apparecchio. Non esistono induttanze intercambiabili : tutti gli organi sono fissi, ed una volta portati al loro giusto punto di funzionamento non vanno più toccati. Gli stessi reostati, del tipo a cartuccia, sono disposti nella base di legno dell’apparecchio, ed anche essi, regolati una volta,non vanno la toccati. Gli unici organi di comando, per la ricerca delle stazioni, restano due condensatori variabili ed il potenziometro. Come vedremo, tutti gli organi sono disposti in modo che le connessioni tra i vari organi risultano brevissime: non è consigliabile, a questo proposito, cambiare la disposizione materiale dei pezzi visibili nelle fotografie e schemi di questo articolo perchè, nonostante l’apparente disordine o asimmetria dei vari pezzi, essa asimmetria è frutto di lungo e paziente studio, ed ha la sua ragione di essere.

LA COSTRUZIONE
E’ ovvio che il dilettante debba dapprima fornirsi di tutto il materiale necessario alla costruzione. A questo punto, per quanto si debba rifuggire dai luoghi comuni, è necessario ripetere quanto è stato ripetuto infinite volte : è inutile Sperare buoni, risultati, se non verrà adoperato buon materiale. E Per buon materiale non deve intendersi quello di maggior costo, o di più brillante estetica, bensì quello che, per unanime consenso di tecnici e di sperimentatori, viene maggiormente consigliato. Eppertanto, a rischio di sentirci tacciare di esagerazione, preferiamo, a lato di ciascun accessorio, indicare la relativa marca di fabbrica lasciando poi libera al dilettante la scelta di altri pezzi che godessero di maggiore affidamento. Tuttavia, ripetiamo, i risultati in particolare ed il funzionamento in generale dell’apparecchio in questione, sotto stati ottenuti col materiale qui sotto indicato:

Il primo numero si riferisce alle frecce indicatrici della tavola in grandezza naturale.Il secondo numero è quello dei pezzi occorrenti di ciascun accessorio. Il pannello frontale d’ebanite, ed il sottopannello in legno di compensato, sono tenuti ad angolo retto tra loro con quattro viti e due tiranti laterali non visibili sulla tavola. Prima di fissare tra lo ro queste due parti, sarà opportuno fissarvi sopra gli accessori necessari. Sul pannello d’ebanite vanno fissati i due condensatori variabili, il potenziometro, i tre jacks, l’interruttore generale. Sul sottopannello in legno compensato, vanno fissati ti gli zoccoli per le lampade, il filtro, i tre amplificatori a media frequenza, l’oscillatore, i due trasformatori a bassa frequenza, i reostati, nonchè tutti i condensatori fissi e le resistenze. Prima di iniziare la filatura sarà bene controllare il funzionamento e la integrità di ciascun accessorio e cioè che i condensatori variabili non abbiano qualche lamella mobile in contatto con quelle fisse ; che i condensatori fissi non siano cortocircuitati, o le resistenze interrotte: che primari e secondari degli amplificatori a media e bassa frequenza, del filtro, dell’oscillatore non siano interrotti; che le lame dei Jacks facciano il loro contatto nel modo voluto; che, infine, reostati e potenziometro siano integri. A dire il vero, raramente ci è avvenuto, adoperando materiale di classe, di verificare qualcuno dei suaccennati incidenti: tuttavia, per maggior sicurezza, e per evitare perdite di tempo allorchè la filatura sarà già fatta, e quindi sarà meno facile l’accesso ai vari pezzi, non sarà male effettuare minuziosamente questa verifica.

FILATURA

Effettuato il fissaggio dei vari accessori nelle rispettive sedi, si potrà senz’altro incominciare la filatura. Questa operazione, che il più, delle volte costituisce il “ ponte dell’asino” sul quale battono il naso la maggior parte dei radioamatori, sarà immensamente facilitata dal fatto che sulla tavola costruttiva annessa al presente fascicolo, ogni tratto di filo è stato numerato, s che il radioamatore non dovrà fare altro che effettuare le connessioni seguendo numericamente l’ordine indicato nella tavola. Cosicchè il primo tratto di filo sarà quello che dal serrafilo 1 del trasformatore AF accordato UA, va alla placca della prima lampada. Il radioamatore economo potrà persino calcolare la lunghezza precisa di tale connessione, evitando così sciupio di tempo e di materiale. Crediamo che in tal modo sarà ben difficile errare le connessioni, le quali peraltro, a filatura effettuata, andranno controllate con lo schema alla mano.

I TRASFORMATORI A MEDIA FREQUENZA

L’ultradina è uno dei pochi apparecchi nei quali l’opera personale del dilettante è ridotta ai minimi termini. Difatti non c’è nulla, all’infuori del filtro, del l’oscillatore e degli amplificatori a media frequenza che possa essere costruito dal dilettante. Nè, del resto, con è consigliabile la costruzione di questi accessori a meno che il dilettante non disponga di uno speciale attrezzaggio. In genere, quindi, la costruzione di questi organi da parte del dilettante non si può consigliare, perché in primo luogo il prezzo di costo totale spesso supera quello al quale si trovano in commercio già fatti questi accessori, ed in secondo luogo perchè per mancanza di strumenti adatti (tornio, contagiri, avvolgimenti automatici, ecc.) o per mancanza degli strumenti coi quali ad operazione ultimata, si possa controllare l’esattezza e la rispondenza dell’organo alla funzione  cui è destinato (ondametro, eterodina, ohmetro, ecc.), i trasformatori od il filtro fatti a mano, non risultano mai ben fatti. Tuttavia, i « puri », o coloro che per soddisfazione personale sarebbero, capaci anche di costruire i condensatori variabili, possono leggere quanto fu esposto in proposito della costruzione di questi amplificatori, nel N. 13 del 1926, e che sono applicabili a questo circuito. Quelli usati nell’apparecchio odierno, gli « Ingelen », sono costituiti da due bobine a nido d’ape di speciale costruzione, avvolte su nucleo lamellare di ferro al silicio. In essi, che sono, già racchiusi in apposite custodie di materiale isolante, il secondario è già shuntato col condensatore più opportuno, in modo che il dilettante può essere tranquillo della loro esatta taratura. L’oscillatore è composto da due bobine a gabbione, rispettivamente di 5 e 9 spire, accoppiate a mezzo centimetro di distanza tra loro.

IL REGOLAGGIO

L’apparecchio è dunque ultimato. La filatura è stata controllata, gli accessorii sono integri, le batterie sono attaccate ed in piena efficienza, la pila di griglia è fresca, il telaio (14 spire di litzendraht, a 5 mm. su 60 cm. di lato) è connesso; le lampade al loro posto. Se il montaggio fu fatto a dovere, e se tutti gli accessori sono del loro giusto valore, l’apparecchio dovrà, funzionare subito. Si porterà, il potenziometro sulla parte negativa, e manovrando il condensatore della oscillatrice (quello di destra guardando il pannello) si dovranno trovare, per appropriate posizioni del condensatore d’aereo, le stazioni, le quali, dato il particolare movimento della manopola demoltiplicatrice, dovranno trovarsi equamente scaglionate lungo il quadrante. Normalmente, il valore del condensatore d’aereo sarà sempre inferiore di 7 od 8° al condensatore della eterodina. E’ qui da notare che la sintonia del condensatore d’aereo, è poco acuta, e che le stazioni vanno invece cercate col condensatore dellaeterodina. La gamma di lunghezza d’onda coperta dall’apparecchio è dai 200 ai 600 metri. Le stazioni vengono all’orecchio non accompagnate dal solito fischio. L’innesco del potenziometro deve risultare molto dolce.

LAMPADE USATE

Nell’apparecchio in esame, ho usato con egual successo i tipi di lampade qui sotto esposti: ,1°,2°,3° e 4° lampada (modulatrice e 3 medie frequenze): Telefunken RE 064 Oscillatrice: Telefunken RE 144 – Ultime tre lampade, e cioè ultima detectrice e due basse frequenze: Telefunken RE 154 – od anche, per le prime 6 lampade: Metallum A 23, e per le due basse frequenze Metallum A 18. L’accensione di tutte queste lampade va regolata con gli appositi reostati, e questa operazione va fatta quando, captata una qualsiasi stazione, possibilmente non la locale, si comincerà a trovare il miglior punto di accensione cominciando dalle ultime lampade. Una volta trovato il giusto punto di funzionamento, si stringe. la vite che trovasi nel cursore ,dei reostati, e questi non vanno più toccati. Basterà in seguito, per mettere in funzione l’apparecchio, manovrare l’interruttore generale che fa accendere contemporaneamente tutte le lampade.

RISULTATI OTTENUTI

Credo sia inutile elencare qui, come vuole l’uso, il numero preciso delle stazioni captate e magari la loro ubicazione sui quadranti: posso affermare che tutte le stazioni normalmente udite con le supereterodine più potenti e rinomate vengono captate con la più grande costanza e regolarità. Le stazioni si ritrovano sempre sullo stesso punto del quadrante e con la medesima intensità; il dolcissimo innesco del potenziometro consente l’annientare della intensità sino al limite ultimo ; il giuoco dei jacks consente il passaggio di stadio in stadio senza per questo disaccordare l’audizione. Per incoraggiare infine i più dubbiosi, citerò due « exploits », la cui importanza, oggi, non può sfuggire ai competenti: la ricezione di Londra alle ore 18, e di Madrid alle ore 14.

Ing. ILARIO URREANI

Qui si seguito le foto di una Zamburlini o Ramazzotti RD8 in scatola di montaggio con mobile auto costruito in ciliegio massello.

Spero che questo articolo possa essere stato utile e divertente agli appassionati di Zamburlini e Ramazzotti. Se ne avete una inviatemi le foto. Stima perizia quotazione prezzo Ramazzotti Zamburlini. Compro Ramazzotti Zamburlini. Vuoi sapere qual’è il prezzo della tua Zambrurlini o il prezzo di una Radio Ramazzotti? Invia le foto whats upp al 349 5505531. Chiamatemi o inviate foto a: info@radiorurale.it Sono interessato a documentare , acquistare, scambiare anche ricambi Ram, Ramazzotti, Zamburlini.

La "TAVOLA COSTRUTTIVA" in allegato al N° 10 della rivista "RADIOFONIA" schema RD8 Ram radio Ramazzotti schema Zamburlini RD8